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FROSINONE E TORINO, QUANDO IL CALCIO COSTRUISCE PONTI E AMICIZIA

FROSINONE E TORINO, QUANDO IL CALCIO COSTRUISCE PONTI E AMICIZIA

01 Novembre 2026

Ci sono fine settimana che raccontano il calcio meglio di tante conferenze stampa e dichiarazioni di circostanza. Sono quelli in cui il pallone diventa un’occasione per incontrarsi, conoscersi e scoprire che, al di là dei colori indossati, esiste un mondo fatto di persone, passioni e valori condivisi.

A Frosinone, tra sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre, è andata proprio così. Due giornate che hanno messo insieme la passione gialloblù e quella granata, con l’amicizia a fare da filo conduttore, senza dimenticare le contraddizioni di un calcio che parla di partecipazione ma troppo spesso finisce per allontanare proprio i suoi protagonisti: i tifosi. Sabato, alle tredici, arrivano i granata in terra ciociara. Ad attendere Luca Perino e gli amici degli Autonomi Torino Pralungo C’è il Presidente dell’Associazione Frosinone Club e vicepresidente della F.I.S.S.C.Gerardo D’Aprile. Persone che vivono il calcio da prospettive diverse, ma che si riconoscono attraverso il rispetto e la voglia di stare insieme. A fare gli onori di casa ci pensa anche la cucina. In tavola arrivano i cannelloni fatti in casa, quelli veri, con il sapore della tradizione e della domenica in famiglia. Non quelli di Benedetta, per intenderci! Una battuta che accompagna il pranzo e scioglie ogni formalità.

Come spesso accade quando si incontrano persone che il calcio lo vivono davvero, il discorso finisce inevitabilmente sul pallone. Si parla di squadre, tifoserie, trasferte, problemi quotidiani dei sostenitori e rapporti con le istituzioni. Si ricordano esperienze, battaglie e decisioni prese lontano dagli spalti, spesso senza conoscere fino in fondo la realtà di chi quegli spalti li vive. Si parla anche di chi, davanti ai problemi, talvolta preferisce decidere di non decidere.

Non è una semplice tavolata. È un momento di confronto che permette di guardare oltre la propria appartenenza e capire quanto siano simili le difficoltà di tante associazioni e comunità di tifosi. Cambiano le maglie e le città, ma restano la passione, l'impegno e il desiderio di essere ascoltati. La domenica, prima di trasferirsi allo stadio, la giornata riparte ancora una volta intorno a una tavola. Tifosi del Frosinone e del Torino si ritrovano per condividere un altro momento di convivialità, questa volta con un protagonista tutto ciociaro: i fini fini, uno dei piatti più rappresentativi della tradizione gastronomica locale.

Terminato il pranzo, tutti verso il Benito Stirpe, ognuno con la propria squadra nel cuore. Una fotografia bella e significativa: avversari sul campo, amici fuori. Resta però una nota stonata. Il settore ospiti del Benito Stirpe è rimasto chiuso per Frosinone-Torino, nell'ambito delle misure restrittive disposte dal Ministero dell'Interno il 6 giugno 2026, dopo gli incidenti del derby della Mole del 24 maggio. Per la partita, il Frosinone Calcio aveva comunicato il 28 ottobre la chiusura del settore ospiti e il divieto di vendita nei settori locali ai residenti nella provincia di Torino. La chiusura ha impedito anche ai tifosi granata residenti fuori provincia di accedere al settore normalmente riservato alla propria tifoseria. Ed è qui che nasce la contraddizione: da una parte persone che si incontrano, condividono un pranzo e costruiscono relazioni; dall'altra provvedimenti che limitano la possibilità di vivere collettivamente una trasferta. La sicurezza è fondamentale, ma merita strumenti capaci di distinguere le responsabilità individuali dalla passione di un'intera comunità. Gli stadi devono essere sicuri, ma il calcio ha bisogno anche di tifosi presenti e partecipi.

Poi arriva il campo. Il Frosinone di Massimiliano Alvini si impone sul Torino per 2-0, conquistando tre punti importanti e salendo al sesto posto in classifica con 20 punti. Una domenica di festa per il popolo giallazzurro, che può godersi la vittoria dopo una giornata iniziata nel migliore dei modi, tra buon cibo e amici granata. Il risultato appartiene al campo, ma quello che è successo intorno alla partita appartiene a qualcosa di più grande. Sabato i cannelloni, domenica i fini fini: in mezzo parole, sorrisi e strette di mano.

Forse il calcio dovrebbe ripartire proprio da qui. Dalla capacità di incontrarsi e rispettarsi, dalla possibilità di vivere la propria squadra senza considerare l'altra un nemico. Perché si può essere rivali per novanta minuti e amici per tutto il resto della vita. E magari, la prossima volta, ritrovarsi ancora a tavola. Con una porzione di cannelloni in più, un piatto di fini fini e qualche divieto in meno.

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