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Lecce-Monza non è soltanto una partita di campionato.

Lecce-Monza non è soltanto
una partita di campionato.

16 Settembre 2026

Può diventare anche una giornata nella quale il calcio ritrova una delle sue dimensioni più importanti: quella dell'incontro. Da una parte i colori giallorossi, dall'altra il biancorosso. Sciarpe diverse, storie diverse, città diverse. Ma fuori dal campo può esistere qualcosa che va oltre i novanta minuti. È in questo contesto che Antonio Ricciato, presidente della FISSC, ha incontrato gli Amici del Monza, aprendo con loro un confronto sulla possibilità di entrare a far parte della Federazione Italiana Sostenitori Squadra di Calcio.

Non una semplice proposta di adesione. Piuttosto, un invito a fare squadra. Antonio Ricciato ha spiegato a Giuseppe Ghezzi Amici del Monza che la FISSC nasce proprio dalla necessità di mettere intorno allo stesso tavolo tifoserie differenti, con identità e appartenenze che non devono essere cancellate. Perché associarsi alla FISSC non significa smettere di essere tifosi del Monza. Significa aggiungere alla propria appartenenza quella di una comunità più grande: quella dei sostenitori che credono che il calcio possa essere vissuto anche attraverso il confronto, il rispetto e la responsabilità. Il messaggio rivolto agli Amici del Monza è quindi concreto: se credete in questo percorso, fate il passo avanti e chiedete di aderire alla FISSC. Entrate nella Federazione, partecipate alle sue attività, portate la vostra esperienza e la vostra voce e mettetele a disposizione di una rete di associazioni che vuole rappresentare il mondo dei tifosi.

Non viene chiesto di rinunciare ai colori biancorossi, alla propria storia o alla propria identità. Al contrario, viene chiesto di valorizzarli all'interno di una squadra più grande. La squadra, in questo caso, è la Federazione Italiana Sostenitori Squadra di Calcio. Una squadra particolare, perché non scende in campo per segnare più gol dell'avversario, ma per provare a costruire un calcio nel quale le tifoserie possano avere un ruolo, una voce e una maggiore capacità di confronto con le istituzioni e con il sistema calcio. Gli avversari restano avversari quando l'arbitro fischia. Fuori dal campo, però, possono essere persone con le quali parlare, confrontarsi e costruire qualcosa insieme. Il concetto è semplice, ma la realtà del calcio contemporaneo lo rende tutt'altro che scontato. «Le problematiche ci sono e non sono poche», è il senso del ragionamento portato avanti da Ricciato.

Il calcio di oggi non è più soltanto quello della domenica, dello stadio, della partita e del risultato. È diventato un sistema nel quale il tifoso si trova spesso a confrontarsi con limitazioni, divieti di trasferta, difficoltà organizzative, controlli e provvedimenti che possono coinvolgere intere comunità. Il calcio dovrebbe unire, ma spesso finisce per dividere. Ci sono tifoserie che si incontrano, organizzano iniziative, costruiscono momenti di solidarietà e dimostrano che la rivalità sportiva può convivere con il rispetto. E ci sono, contemporaneamente, migliaia di persone che ogni domenica vivono il calcio con il timore di poter essere coinvolte in problemi che non appartengono alla loro storia e al loro modo di vivere lo stadio.

È una contraddizione che non può essere ignorata. Perché il tifoso non è soltanto colui che compra un biglietto, entra allo stadio e sostiene la propria squadra. È una parte del calcio. È colui che porta avanti una tradizione, una memoria, una città e spesso una passione che dura tutta la vita. Ed è proprio per questo che la FISSC prova a proporsi come una strada da percorrere insieme. Non promette che tutti i problemi possano essere risolti. Ma prova a creare uno spazio nel quale i sostenitori possano essere ascoltati, organizzati e rappresentati. Il fair play è certamente una parte di questo percorso. Lo è il Terzo Tempo, così come lo sono tutte quelle iniziative che mettono le persone prima della rivalità. Ma sarebbe riduttivo pensare che tutto possa essere racchiuso in una stretta di mano al termine della partita. Il calcio vive anche le sue contraddizioni. Da una parte ci sono tifoserie che costruiscono comunità. Dall'altra rimane una crescente distanza tra il mondo dei sostenitori e chi determina regole, provvedimenti e indirizzi del calcio italiano. In mezzo ci sono migliaia di persone che ogni domenica vogliono semplicemente andare allo stadio, sostenere la propria squadra e tornare a casa. È per loro che la FISSC vuole costruire una strada.

Una strada nella quale il tifoso non sia considerato soltanto quando compra un biglietto o quando entra in uno stadio, ma anche quando si discute del futuro del calcio, della sicurezza, delle trasferte, dell'accoglienza e del rapporto tra società, istituzioni e sostenitori. L'incontro con gli Amici del Monza assume quindi un significato che va oltre Lecce-Monza. È il tentativo di allargare una rete nella quale ogni associazione possa conservare la propria identità e, nello stesso tempo, riconoscersi in obiettivi comuni.

Per questo l'invito agli Amici del Monza è chiaro: non limitatevi a guardare questo percorso da fuori. Affiancate le altre associazioni, aderite alla FISSC e portate il vostro contributo. La Federazione ha bisogno anche della vostra voce per essere più forte, più rappresentativa e più vicina alle realtà delle tifoserie. Lecce e Monza, in questo senso, possono rappresentare un piccolo esempio di ciò che dovrebbe essere normale nel calcio. Le sciarpe possono essere diverse. Le passioni possono essere opposte. Il risultato può dividere. Ma la persona che indossa quella sciarpa non deve necessariamente diventare un nemico.

Perché il calcio ha bisogno di rivalità, ma non di odio. Ha bisogno di appartenenza, ma non di divisioni che impediscano qualsiasi dialogo. La FISSC prova a mettere insieme proprio queste due dimensioni: la passione per la propria squadra e la consapevolezza di appartenere a una comunità più ampia. Agli Amici del Monza, oggi, la FISSC non chiede soltanto di associarsi. Chiede di scegliere da che parte stare nel futuro del calcio.

La porta è aperta. Entrate. Portate dentro la vostra storia, i vostri colori, le vostre idee e anche le vostre difficoltà. Mettetele insieme a quelle delle altre tifoserie e trasformiamo le differenze in una forza comune. Perché nessuna associazione, da sola, può cambiare il calcio. Una rete di tifosi, invece, può farsi ascoltare.

La FISSC vuole essere quella rete. Agli Amici del Monza diciamo quindi una cosa molto semplice: non restate spettatori di questo cambiamento. Diventatene protagonisti. Sediamoci allo stesso tavolo, aderiamo, partecipiamo e costruiamo insieme una Federazione sempre più forte e rappresentativa. Domani potrebbe esserci un problema che riguarda il Monza. Dopodomani potrebbe riguardare Lecce, Udinese, Torino, Cagliari o qualsiasi altra tifoseria. Quando arriverà quel momento, la domanda sarà una sola: saremo soli oppure saremo una squadra? La risposta possiamo iniziare a darla oggi. Sciarpe diverse. Stessa dignità. Rivali per novanta minuti. Tifosi prima e dopo.

Avversari in campo. Amici fuori. E da oggi, se lo vorrete, anche insieme nella FISSC.

Lecce-Monza non è soltanto una partita di campionato.
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