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LETTERA APERTA AI TIFOSI ROMANISTI

LETTERA APERTA AI TIFOSI ROMANISTI

29 Agosto 2026

Ho letto con attenzione la lettera aperta dell’Unione Tifosi Romanisti e dell’Associazione Italiana Roma Club in merito al provvedimento adottato in occasione della gara Lecce-Roma del 31 agosto 2026. Ritengo doveroso rispondere, non per alimentare una contrapposizione, ma per provare a fare chiarezza su alcuni punti e, soprattutto, per ribadire che quando si parla di tifosi il confronto non dovrebbe mai mancare.

Primo punto: la chiusura del settore ospiti Comprendo perfettamente l’amarezza di chi aveva programmato la trasferta a Lecce e si trova oggi nell’impossibilità di assistere alla partita. Il settore ospiti rappresenta qualcosa di più di una semplice porzione dello stadio: è il luogo nel quale una tifoseria porta i propri colori, la propria identità e la propria passione. Per questo ogni limitazione alla presenza dei tifosi deve essere valutata con grande attenzione. Nel caso specifico, tuttavia, è necessario ricordare che lo stadio di Lecce è interessato da lavori di ristrutturazione e adeguamento e che le decisioni assunte sono inserite in un quadro di sicurezza che non dipende dalla volontà della tifoseria leccese, né tantomeno dalla F.I.S.S.C.

Secondo punto: il divieto per i residenti nel Lazio Comprendo anche la vostra contestazione rispetto al divieto di vendita dei biglietti ai residenti nel Lazio. È una misura che incide direttamente sulla libertà del tifoso di seguire la propria squadra. Proprio per questo ritengo che ogni provvedimento di questo tipo debba essere motivato in maniera chiara, comprensibile e proporzionata.

Il tifoso ha il diritto di sapere perché gli viene impedito di assistere a una partita. Non è sufficiente, a mio avviso, che il sostenitore venga semplicemente informato di una decisione già presa. È necessario spiegargli le ragioni, i presupposti e la durata della limitazione. Terzo punto: gli incidenti richiamati nel provvedimento Leggo nella vostra lettera che vengono richiamati genericamente episodi dei quali affermate di non avere memoria. È un tema importante. Se vengono adottate restrizioni nei confronti di migliaia di persone, è legittimo chiedere quali siano gli elementi concreti che hanno determinato quella decisione. Non lo considero un atteggiamento polemico.

È una domanda che qualsiasi rappresentanza dei tifosi dovrebbe poter rivolgere alle istituzioni. La sicurezza deve essere garantita. Ma sicurezza e diritto del tifoso non devono necessariamente essere considerati concetti contrapposti. Il nostro compito dovrebbe essere proprio quello di trovare il punto di equilibrio tra queste due esigenze. Quarto punto: la stagione precedente allo Stadio Olimpico Prendo atto di quanto riportate nella vostra lettera relativamente alla relazione del Questore di Roma e all’assenza di incidenti allo Stadio Olimpico nella stagione precedente. È un elemento che merita certamente di essere considerato dagli organismi competenti quando vengono valutati provvedimenti che riguardano la tifoseria romanista.

Allo stesso tempo, però, credo sia necessario evitare che il confronto tra tifosi si trasformi in una contrapposizione tra città, Questure o tifoserie. La questione non è stabilire chi sia più virtuoso.

La questione è capire se le decisioni assunte siano proporzionate, motivate e realmente funzionali alla sicurezza. Quinto punto: il diritto alla libera circolazione Sul principio generale non posso che essere d'accordo con voi. La libertà di circolazione è un principio fondamentale e ogni sua limitazione deve avere una precisa motivazione giuridica e di sicurezza. Il tifoso, però, non può essere considerato automaticamente un problema di ordine pubblico. Il nostro obiettivo, come rappresentanti dei sostenitori, deve essere quello di dimostrare che il tifoso può essere parte della soluzione. Non è una distinzione soltanto teorica. È una battaglia culturale che la F.I.S.S.C. porta avanti da anni. Sesto punto: perché non una telefonata? C'è però un aspetto della vostra lettera al quale vorrei rispondere in maniera personale.

Con molti di voi ci conosciamo da decenni. Abbiamo condiviso anni importanti all'interno della F.I.S.S.C., momenti di confronto, iniziative, difficoltà e soddisfazioni. Per questo, sinceramente, mi sarei aspettato prima una telefonata. Non per chiedermi di modificare una decisione che non dipende da me. Non perché il Presidente della F.I.S.S.C. possa sostituirsi al Prefetto, al Questore o agli organismi di sicurezza. Semplicemente per parlarne. Perché la F.I.S.S.C. nasce anche per questo: mettere in comunicazione le diverse realtà del tifo e cercare, quando possibile, di costruire un percorso comune. Forse una telefonata non avrebbe risolto il problema.

Ma avrebbe certamente consentito di affrontarlo insieme. Settimo punto: cosa può fare la F.I.S.S.C. La F.I.S.S.C. non ha il potere di revocare un provvedimento prefettizio. Non è questo il nostro ruolo. Il nostro ruolo è un altro: rappresentare il mondo dei sostenitori, creare interlocuzione con le istituzioni e portare sui tavoli decisionali le esigenze e le ragioni dei tifosi. Ed è quello che continueremo a fare. Se ci sarà la possibilità di aprire un confronto con gli organismi competenti, la F.I.S.S.C. sarà disponibile a farlo. Non per difendere una tifoseria contro un'altra. Ma per difendere un principio: il tifoso deve essere ascoltato prima che vengano prese decisioni che riguardano il suo diritto di vivere il calcio. Infine, una considerazione personale Lecce-Roma è una partita. Il provvedimento passerà. I lavori allo stadio finiranno. Le prossime partite saranno disputate. Quello che non dovrebbe finire è il rapporto tra le persone che, per tanti anni, hanno lavorato insieme nel mondo del tifo. Per questo non voglio trasformare questa risposta in una polemica. Preferisco trasformarla in un invito. Parliamoci.

Sediamoci intorno a un tavolo. Analizziamo quello che è accaduto. Cerchiamo di capire cosa si può fare oggi e, soprattutto, come evitare che domani si ripeta la stessa situazione. Perché il calcio ha bisogno di sicurezza, ma ha anche bisogno dei suoi tifosi. E i tifosi, quando sono organizzati e rappresentati, non devono essere considerati parte del problema. Possono e devono essere parte della soluzione. Nel calcio, come nella vita, non basta costruire un ponte. Bisogna anche avere la volontà di attraversarlo. Io quel ponte sono pronto ad attraversarlo. Spero che dall'altra parte ci siano ancora gli amici con cui, tanti anni fa, abbiamo iniziato a costruirlo.

Antonio Ricciato Presidente F.I.S.S.C. – Federazione Italiana Sostenitori Squadre Calcio

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