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UDINESE-CAGLIARI, IL CALCIO CHE COMINCIA PRIMA E FINISCE DOPO

UDINESE-CAGLIARI, IL CALCIO CHE COMINCIA PRIMA E FINISCE DOPO

21 Settembre 2026

Ci sono partite che cominciano quando l'arbitro fischia. E ce ne sono altre che, per fortuna, cominciano molto prima e finiscono molto dopo. Udinese-Cagliari è stata una di quelle. Il pallone, questa volta, è rimasto quasi sullo sfondo. In primo piano c'erano le persone, le biciclette, le sciarpe, le strette di mano, una tavola imbandita, una camminata, i bambini sugli spalti e due tifoserie capaci di incontrarsi senza chiedere all'altra di rinunciare ai propri colori. Il venerdì la Zebretta era già lì, ad aspettare gli ospiti.

Con lo SLO Giorgia Argiolas, la vicepresidente del Cagliari Fan Club Maria Paola, altri tifosi rossoblù e Piero, presidente del Circolo dei Sardi di Udine, l'accoglienza è diventata il primo capitolo di una storia che sarebbe proseguita per tutto il fine settimana. Sono state consegnate agli ospiti le sciarpe bianconere celebrative dei cinquant'anni del Club Zebretta. Un gesto semplice, fatto con il cuore. Ma una sciarpa non è mai soltanto una sciarpa. È appartenenza, memoria, identità. E quando la si regala a chi porta un altro colore, diventa anche un modo per dire: sei arrivato da lontano, ma qui sei il benvenuto. Poi l'Osteria Tre Sorelle, un aperitivo e una cena con i prodotti tipici friulani. Perché il calcio, prima ancora di essere una partita, è spesso una tavola apparecchiata. Il sabato Udine si è svegliata sotto un sole quasi estivo. E la giornata della sostenibilità ha trovato una risposta concreta anche nelle abitudini delle persone. Molti hanno scelto la bicicletta, altri i mezzi pubblici.

Il parcheggio dello stadio è apparso insolitamente meno pieno. Normalmente le automobili occupano ogni spazio disponibile e si riversano anche nelle strade vicine. Quel giorno, invece, lo scenario è stato diverso. Non è stata una rivoluzione, è stata una scelta. E forse proprio dalle scelte semplici può cominciare una cultura diversa. La Zebretta, insieme all'ASD Gruppo Marciatori Aquile Bianconere, ente organizzatore della mostra dedicata ai 130 anni, aveva infatti organizzato per domenica 20 settembre una Camminata Ludico Motoria Ecologica a passo libero, sotto l'egida della FIASP. Camminare per stare insieme, camminare per conoscere il territorio, camminare per scoprire le bellezze del Friuli, fare attività fisica semplice e ripetibile e arrivare, magari, alla fine del percorso davanti a qualche prodotto tipico. Non serve sempre una prestazione da misurare, a volte basta un percorso da condividere.

L'idea iniziale era quella di andare allo stadio a piedi anche il sabato, come gesto dimostrativo e come modo per promuovere l'iniziativa. Poi la presenza degli ospiti della marcia, da accogliere e accompagnare, ha portato a rinunciare all'idea. Ma non al suo significato. Perché la sostenibilità non è soltanto una giornata sul calendario. È un modo diverso di vivere un evento. E in questo fine settimana c'era anche una storia personale che valeva più di molte parole. La Zebretta aveva voluto fare un regalo a Luca, arrivato da San Daniele insieme al suo gruppo sportivo proveniente da Anzola dell'Emilia, nel Bolognese. Luca l'ultima volta aveva visto una partita a Udine quarant'anni fa, durante la leva militare. Quarant'anni sono un tempo lungo. Abbastanza lungo perché cambino le squadre, gli stadi, le generazioni e persino il modo di vivere il calcio. Ma non abbastanza lungo per cancellare un ricordo.

Lo scorso anno il suo gruppo era arrivato a Udine con un pullman intero, insieme alla moglie, recentemente scomparsa. E allora quel ritorno aveva un sapore diverso. Non era semplicemente tornare allo stadio, era tornare in un luogo della propria memoria. Una di quelle storie che il calcio popolare conosce bene, perché dietro ogni trasferta c'è quasi sempre qualcosa che non compare nei tabellini. E così il fine settimana ha continuato a mettere insieme persone. Gli ospiti arrivati da Ferrara, Bologna e Bergamo per la camminata della domenica. Gli amici friulani, i tifosi sardi. Il Circolo dei Sardi di Udine, la Zebretta, il Cagliari Fan Club. Il filo conduttore è sempre lo stesso: stare insieme.

Il rapporto tra la comunità sarda e quella bianconera, del resto, è consolidato. Il Circolo dei Sardi vive a pochi passi dallo stadio e prima delle partite non è raro che il coordinamento degli Udinese Club, l'AUC e il Circolo si incontrino. È una geografia particolare quella del calcio. A volte basta attraversare una strada per passare da una città all'altra. A Udine, per un fine settimana, bastava entrare in un circolo per ritrovarsi in Sardegna. È successo anche durante la partita, bambini e genitori rossoblù seduti accanto ai tifosi bianconeri, iniziativa riuscita grazie alla collaborazione tra Cagliari Calcio e Cagliari Fan club. E dopo la partita è successo ancora. La Zebretta ha raggiunto il Circolo Montanaru, sede del Cagliari Fan Club Gigi Riva. C'erano i tifosi rossoblù, l'entusiasmo per la loro squadra, le fotografie, le birre, i prodotti del Cagliari esposti e venduti, il clima di festa giustamente dopo la vittoria. C'erano le fotografie con il Cagliari Fan Club Pozzomaggiore e Gigi Riva, con il Circolo dei Sardi e con la Zebretta.

Qualcuno ha definito quel momento un Terzo Tempo, ma forse vale la pena distinguere, una birra insieme è una bella cosa. Il Terzo Tempo è qualcosa di più, è condividere il cibo, è condividere il bere. È sedersi insieme senza guardare più il colore della sciarpa dell'altro, è raccontarsi e ridere insieme. È trasformare una partita in una relazione che continua anche quando la partita è finita. E allora Udinese-Cagliari può essere ricordata non soltanto per quello che è accaduto dentro lo stadio, ma soprattutto per quello che è successo fuori. Una bicicletta lasciata davanti all'impianto, una famiglia arrivata con i mezzi pubblici. Una camminata attraverso il territorio, una sciarpa regalata. Un uomo tornato a Udine dopo quarant'anni, una comunità sarda che apre le porte del proprio circolo. Una tavola friulana, una birra bevuta insieme.

Piccoli gesti, apparentemente. Ma il calcio che vogliamo raccontare nasce proprio da qui. Non dalle parole più grandi, ma dai gesti più semplici. Per novanta minuti si possono avere colori diversi. Prima e dopo, però, si può essere semplicemente persone. Ed è forse questa la sostenibilità più difficile da costruire: quella dei rapporti umani. Perché uno stadio può essere più sostenibile se ci si arriva in bicicletta, una città può essere valorizzata attraverso una camminata, un territorio può essere conosciuto attraverso i suoi prodotti. Ma il calcio diventa davvero patrimonio della comunità quando riesce a fare incontrare persone che, normalmente, avrebbero soltanto una maglia diversa. Il calcio può dividere per novanta minuti nei colori, il rispetto può unirci per tutta la vita.

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